TORRE – GIOCO PER BAMBINI GRANDI
Una delle prime cose che fa un bimbo è mettere un pezzo sopra a un altro, nasce una piccola torre e un bambino grande la riempie di significati.

Vi sono sculture che richiamano istantaneamente l’idea del seme che schianta il sasso o erompe dalla terra...
Lo scultore conduce, se è consapevole profondamente del proprio agire-essere, un’aspra lotta “contro” lo spazio e si domanda in primis qual è la funzione della scultura nello spazio e qual è lo spazio che deve accogliere le forme plastiche.
Vorremmo sempre che fosse così.
Osservando la scultura-installazione, oggi esposta all’aperto in quel bel sito che è Broni, intitolata dall’artista “TORRE - Gioco per bambini grandi”, portata a termine nel 1994, non possiamo non farci catturare dallo slancio allo studio di equilibri insoliti.

Qui la materia organica, il ferro, trova una sua dimensione di libertà e siamo investiti da un sentimento di unità della visione dell’opera, seppure assai complessa per i rimandi simbolici, e quindi a differenti significati.
Ma l’opera della scultrice Spelta è assente da ogni astruseria e calcoli concettuali, anzi questo costruire pezzo per pezzo questo svettante lavoro da lei definito TORRE - Gioco per bambini grandi, non è un titolo inventato ma risiede nel valore del gesto primigenio di quel bambino-noi, ricordo scintilla della prima curiosità, di fare, aspettare con sorpresa, stupore.

Per capire meglio il pensiero, o meglio, il fare della scultura di questa artista emiliana che si definisce autodidatta pur avendo alle spalle un’ottima preparazione, occorre tenere presente che vivo è il piacere di rappresentare un’immagine in movimento, del dinamismo che anima il cosmo, poiché, se pensiamo, anche in fisica il moto è la regola fondamentale dell’energia vitale.
Scultura, la TORRE, colorata di elementi vuoti, pieni, ove la sfera, il cerchio, il timone di un carro, ricordo della sua tradizione contadina, dialogano fra loro in giochi di equilibri sottilissimi, portandoci a pensare a un corpo di donna che abbracci il mondo, dispensatrice di bene?
Forse, ma c’è un incanto e più forte segreto che detto unico lavoro elargisce nel tempo.   
 
Myriam Polacco

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